Facebook, la dipendenza da social indurrebbe alla promiscuità

dipendenza da social

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La dipendenza da Internet e da social media, secondo studi recenti, indurrebbe a problemi nella vita sociale reale e a relazioni sociali più problematiche, meno appaganti. Questo è quanto emerge da uno studio condotto da Mubarak Rahamathulla, docente di scienze sociali alla Flinders University of Adelaide (Australia): la dipendenza da Internet sfocia in comportamenti che vanno a detrimento delle relazioni “reali”, face to face. I social network offrono una sorta di comodo anonimato all’interno del quale le persone possono indulgere in comportamenti socialmente inaccettabili.

Rahamathulla è specializzato in “teoria generale della tensione”, una branca della teoria della criminalità che tende a spiegare il motivo per cui, in certe fasi della vita, le persone tendono a compiere atti devianti, criminali o patologici. In certi casi, esperienze di vita negative, stress o tensione possono condurre a comportamenti problematici, violenti e criminali.

In alcuni casi, persone che soffrono di dipendenza patologica possono sentirsi braccate, vittimizzate; ciò può indurle a dare sfogo alla tensione tramite atti devianti o di violenza a mezzo social, per alleviare la tensione emotiva. Dallo studio emerge una correlazione diretta tra dipendenza da internet e comportamenti devianti sui social media: coloro che soffrono di dipendenza patologica sono “cinque volte più a rischio di essere coinvolti in attività sessuale promiscua con persone estranee”, anche conosciute on-line.

Sintomi tipici della dipendenza da internet sono quelli comuni ad altri tipi di dipendenze (quelle da abuso di sostanze, per intenderci): sbalzi d’umore, aumento crescente del tempo passato sui social network, vere e proprie crisi di astinenza, conflitti e una ricaduta dopo aver drasticamente ridotto, per un periodo, il tempo passato a utilizzare i social network e il mezzo telematico.

Saper riconoscere i segnali e individuare questa dipendenza come una vera e propria patologia è il primo passo per curarla, intervenendo nello specifico con una terapia. “Nella comunità vi sono persone che soffrono in silenzio di questo disturbo: sono profondamente frustrate e infelici”, fa notare Rahamathulla.

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